La Realtà Virtuale è la simulazione generata dal computer in un ambiente 3D: attraverso l’uso di dispositivi visivi, auditivi o tattili, il soggetto sperimenta l’ambiente grafico come se fosse reale.
A seconda del grado di immersione e coinvolgimento, si distinguono tre tipi di RV:

1. Realtà Virtuale Immersiva (RVI), accompagnata da una forte sensazione di immersione nello spazio esplorabile visivamente. Tale sensazione è aumentata dalla possibilità di interagire con gli oggetti raffigurati nello spazio virtuale.

2. Realtà Virtuale Non Immersiva (Desktop RV), manca la sensazione di coinvolgimento. Il nuovo setting non viene percepito come reale.

3. Augmented Reality (AR), permette di sovrapporre le immagini generate dal computer a quelle reali aumentandone il contenuto informativo.

Applicazioni

I settori nei quali viene utilizzata la VR sono svariati: in ambito sanitario sono ormai diffuse applicazioni molto sofisticate per la neurochirurgia, la chirurgia endoscopica, la microchirurgia, il training, la telemedicina, la visualizzazione di dati, la riabilitazione dei pazienti.
Nel campo della salute mentale ne beneficiano: la riabilitazione, la terapia e l’apprendimento.
In particolare:
– Riabilitazione motoria e cognitiva: disordini del movimento, ritardo mentale.
– Apprendimento: ad esempio, simulazioni nel training per i piloti; acquisizione di abilità nei disturbi dello spettro autistico; ecc..
– Disturbi psichiatrici: disturbi d’ansia e fobie, disturbi del comportamento alimentare, ecc..

Psicologia Clinica e Realtà Virtuale

I sistemi di Realtà Virtuale (RV) sono strumenti tecnologici in grado di offrire molti potenziali vantaggi alla ricerca e all’intervento nell’ambito della psicologia clinica.
I primi studi e le prime applicazioni della RV in ambito terapeutico hanno interessato la cura delle fobie. La logica di fondo sta nel presentare al soggetto la situazione ansiogena permettendogli di decidere a quale grado di intensità vivere tale esperienza. Si ricrea in un ambiente controllato una situazione che in condizioni reali genererebbe angoscia e perdita di controllo. Il soggetto agisce sui parametri di questo mondo immaginario in base alla
tolleranza individuale.

Fra i potenziali vantaggi nell’uso della RV all’interno di un setting clinico-psicologico c’è la flessibilità, che consente al terapeuta di personalizzare le sessioni per soddisfare le esigenze di ogni paziente.
Ecco perché, utilizzato in combinazione con la tradizionale psicoterapia, si è rivelato un metodo promettente per aumentare la probabilità di successo terapeutico. I sistemi RV forniscono contesti virtuali ideali e sicuri, nei quali il paziente può simulare l’azione, esplorare e mettersi alla prova con maggior tranquillità.
In una situazione virtuale di apprendimento di abilità, ad esempio, il paziente si sente in grado di sperimentare le proprie capacità, implementando nuove strategie senza temere che gli eventuali fallimenti provochino conseguenze pericolose o dannose.

Un altro vantaggio di un setting clinico in RV è che il paziente ha il completo controllo della propria esperienza virtuale. Egli può scegliere il grado di complessità delle prove ed agire secondo modalità e tempi che sente propri. Nel caso di disturbi fobici, ad esempio, il paziente ha la possibilità di controllare in modo attivo la sua esposizione agli stimoli temuti, calibrare distanza e durata, decidersi di mettere ulteriormente alla prova le sue capacità di coping o di interrompere l’esperienza.

Applicata già da diversi anni per le vittime di guerra, di catastrofi naturali e attacchi terroristici, attualmente la RV viene utilizzata anche per la gestione dell’emergenza dovuta alla pandemia, sia dal personale sanitario direttamente coinvolto, sia dai pazienti e dai caregivers colpiti dal virus. L’utilizzo di questa tecnologia immersiva può infatti aiutare sia a processare gli aspetti emotivi dei ricordi traumatici che ad apprendere risorse utili per una migliore gestione dell’ansia, incluse tecniche di rilassamento.

 

Autrice: Dott.ssa Milena Ferraro