L’esperto risponde2020-11-30T14:55:48+01:00

L’ESPERTO RISPONDE

Benvenut@ nella sezione dell’Esperto Risponde!

In questo spazio potrai fare tutte le domande che vorrai su temi di psicologia e alimentazione che ti stanno a cuore, che ti preoccupano o che non ti sono del tutto chiari. E’ uno spazio libero da qualsiasi pregiudizio, quindi non avere timore poiché qualsiasi domanda ha senso.

Come faccio a fare una domanda?

Basta inviare una mail all’indirizzo espertorispondemongolfiera@gmail.com.

La tua domanda e la relativa risposta saranno pubblicate in questa sezione sotto forma di articolo. Sarà sempre garantito l’anonimato e sarà impossibile che la questione presentata possa essere ricondotta al tuo nome. Inoltre, una volta creato l’articolo la mail sarà prontamente eliminata.

La condivisione delle vostre domande e le relative risposte ha lo scopo di creare uno spazio in cui siate voi i protagonisti. In più, esprimere i propri dubbi può essere di grande aiuto per altre persone che leggendo si renderanno conto di non essere sole.

Ciao, mi chiamo S. e ho 24 anni. Da due anni ho iniziato l’università per dare una svolta alla mia vita. Quest’estate non so cosa fare. Non so se prenotare le vacanze con i miei amici che ne stanno già parlando da un po’, mi hanno invitato in un paio di posti ma io non riesco a decidermi, perché mi sento in colpa se non studio. Allo stesso tempo però so già che mi pentirò e mi annoierò a morte a stare solo nella mia città con 40 gradi. Che devo fare?2021-05-18T18:19:00+01:00

Ciao S., grazie per averci scritto!

Prima di tutto è importante che tu riesca a darti delle priorità, soprattutto in questo periodo in cui ci sembra di avere poche certezze.
Quindi, è importante riuscire a organizzare bene lo studio, cerca di capire esattamente quanti esami vuoi dare a settembre, provando a costruire un vero e proprio programma (fattibile però, cercando di mettere il numero di ore di studio che in media riesci a sopportare, senza caricarti tutti i giorni con troppe pagine), in modo da capire quanto tempo davvero potrebbe prenderti lo studio, e poi lasciati degli spazi completamente vuoti per goderti le vacanze.

Il riposo è fondamentale e questo non è certo stato un anno riposante per nessuno, soprattutto da ottobre 2020 in poi. Il riposo non è solo dormire tot. ore al giorno, poiché è soprattutto mentale, e si ottiene facendo delle cose che ci fanno stare bene. Pensare di dover studiare tutta l’estate senza essersi davvero prima riposati, renderebbe tutto alquanto pesante. Prenditi del tempo tra un libro e l’ altro per vedere i tuoi amici, andare al mare, in montagna o nel tuo posto preferito.

Questa tua difficoltà nel deciderti potrebbe proprio essere dovuta al fatto che non ti sei riposato nemmeno un momento in quest’ ultimo anno, che non significa aver necessariamente dato tantissimi esami, aver fatto tante esperienze o essere stati efficaci in qualcosa.

Il carico mentale a cui siamo stati esposti in quest’ultimo periodo non ha precedenti nelle nostre vite. Dalla paura della malattia all’isolamento, dalla ricerca di nuove strategie per affrontare nuovi problemi alla mancanza di stimoli positivi che di solito ci facevano sentire vivi.
Ci vuole un pò di tempo per prendere coraggio ed esporsi di nuovo a stimoli attivi come l’interazione con i propri amici per una settimana intera, ma da qualche parte bisogna pur cominciare e con la dovuta attenzione a tutte le norme sono tante le cose che si possono fare durante l’estate, come stare all’aperto e godersi un po’ di sole (che aumenta la nostra dopamina in modo naturale!).

Qualora tu volessi ulteriori approfondimenti non esitare a contattarci nuovamente alla mail espertorispondemongolfiera@gmail.com o chiamare il numero 055/0460758.

 

Dott. Stefano Cosi

Buongiorno, vi scrivo per quanto riguarda mio figlio. Ha 9 anni e fa la quarta elementare. E’ sempre stato un bambino vivace, molto intelligente e attivo. Ultimamente però sembra più irrequieto del solito, abbiamo avuto anche un riscontro delle maestre a tal proposito. Sembra infatti che, sia a scuola che a casa, iniziassimo a sentire che questa vivacità si sta spostando verso un malessere. Come facciamo a sapere se nostro figlio sta bene?2021-04-28T16:34:59+01:00

Buongiorno e grazie per averci scritto.

Posso immaginare come la situazione risulti ad una prima lettura delicata. Potrebbe essere di aiuto a vostro figlio parlare di questo periodo in primis con voi genitori, e con le maestre se dovessero rendersi disponibili ad aprire un dialogo con il bambino. Qualora vedeste che le difficoltà aumentano ed egli stesso esprimesse un malessere marcato, mi sento allora di consigliare un’indagine più approfondita che possa portare ad una valutazione dei vari aspetti del bambino. Questo può aiutarci a capire se si tratta solo di un momento di difficoltà o se invece siamo di fronte ad una
difficoltà più interna. Il primo passo, se possibile, potrebbe essere quello di sentire la sua voce al riguardo, se si trovasse ad avere qualcosa da esprimere.

Non conoscendo la situazione e gli elementi di vita quotidiana che la riguardano Le rispondo in linea molto generale. A questo proposito se dovesse avere ulteriori dubbi e perplessità non esiti a ricontattarci, restiamo a disposizione.

Centro Clinico La Mongolfiera

Buongiorno, vi scrivo perché questa situazione della pandemia sta iniziando ad avere delle ripercussioni sul mio stato di salute. La cosa che sento che inizia a pesare di più è l’idea di non uscirne. Ormai è più di un anno che viviamo con delle restrizioni, un tempo così lungo da far quasi dimenticare come fosse in precedenza. La mia domanda è che vorrei chiedere aiuto per cercare un modo di riuscire ad andare avanti, un modo per resistere ancora un po’ in questa difficile condizione.2021-04-28T16:37:32+01:00

Buongiorno e grazie per averci contattati.

Credo che con questa richiesta Lei rimandi ad una situazione trasversale che attualmente attraversa tutte le case e situazioni. La condizione risulta pesante e, come ben ha scritto Lei, può avere ed ha delle ripercussioni su molti aspetti della vita quotidiana. La difficoltà maggiore si riscontra sicuramente nell’idea bloccata di progettualità e di difficoltà nell’alimentare una speranza.
Questo dal di fuori.

Un punto di forza o di spinta, invece, può essere ritrovato su come questa situazione contingente influisca nel nostro piccolo, nel nostro quotidiano e nella nostra interiorità. Cosa ci suscita e fa vivere ogni giorno. E’ come se fossimo messi di fronte al nostro mondo interno, stavolta in maniera così costante che dopo un anno risulta difficile da gestire, un momento di pausa in cui poterci vedere, in difficoltà ma anche magari scoprendoci con delle risorse inaspettate.

La risposta che Le sto fornendo è aperta e poco esaustiva. Qualora creda di avere bisogno di un aiuto maggiore siamo a disposizione e non esiti a scrivere nuovamente e a contattarci.

Un caro saluto,

Centro Clinico La Mongolfiera

Buonasera, grazie per questo spazio, siamo due genitori e vi scriviamo per prendere una decisione importante sulla formazione di nostro figlio M., ma non sappiamo a chi rivolgerci, perché tutti i nostri amici ci danno consigli contrastanti. M. ha 5 anni e 7 mesi e ha la sindrome di Down, con una disabilità intellettiva importante. Non sappiamo se lasciare M. un altro anno alla scuola dell’infanzia o se iscriverlo alla scuola primaria insieme agli amici che stanno frequentando con lui l’ultimo anno della materna. Con gli amici si trova bene, sono molto accoglienti con lui e abbiamo paura che possa poi perdere dei legami importanti che ha creato.2021-04-19T16:19:49+01:00

Grazie per averci contattato.

Non siete soli, la stessa domanda se la sono fatta e se la staranno facendo molti genitori.
Probabilmente state ricevendo consigli contrastanti dai vostri amici, perché, come avrete già capito, non c’è una scelta giusta o sbagliata a priori in queste situazioni. Bisogna provare ad analizzare i pro e i contro del contesto in cui M. è inserito. Provate innanzitutto a porvi le seguenti domande: se facesse un altro anno di materna cambierebbe anche le maestre o solo i compagni? Oltre alle relazioni con gli altri (che mi sembra aver capito essere positive) va volentieri a scuola? Gli piacciono le attività che vengono svolte? Ha difficoltà a fare nuove amicizie o tutto sommato si va volere bene facilmente?

Se M. non ha troppe difficoltà relazionali e non ha fatto particolare fatica a costruire le amicizie della scuola materna (anche grazie a voi e agli insegnanti che ha potuto incontrare), un altro anno alla scuola dell’infanzia (strutturato con un percorso specifico) potrebbe permettergli di raggiungere nuove autonomie, per fronteggiare al meglio le sfide proposte dalla scuola primaria.

Non dimenticatevi però di consultare i suoi insegnanti prima di scegliere, il referente AUSL di competenza e tutti i professionisti che vi seguono da vicino, poiché potranno sviluppare un’analisi del contesto basata sui reali bisogni di M., in modo da scegliere la soluzione più adatta per lui, conoscendo i suoi punti di forza e di debolezza.

Qualora aveste ulteriori dubbi, domande o necessità di chiarimenti siamo a disposizione.
Potete scrivere nuovamente alla mail espertorispondemongolfiera@gmail.com oppure alla mail centroclinicolamongolfiera@gmail.com per fissare un appuntamento.

 

Dott.ssa Sabrina Masetti

Buongiorno. Vi scrivo perché negli ultimi mesi sto avendo difficoltà con la mia compagna. Non riusciamo ad andare d’accordo, litighiamo su tutto e non sembriamo mai trovare un momento di pace. Non so se è solo una fase, un periodo un po’ particolare, considerando anche il contesto che stiamo vivendo che non è dei più facili, oppure se mi devo preoccupare.2021-02-18T15:50:59+01:00

Buongiorno,

La ringrazio per averci scritto.
Comprendo la preoccupazione che state affrontando, il contesto di stress generalizzato che stiamo vivendo durante questa Pandemia non aiuta la stabilità sia personale che di coppia, e questo è comprensibile e condivisibile, sia con lei che con la sua compagna.
Immagino quindi la fatica di vivere un ambiente pesante in casa, fatto di continui litigi ed esasperazione.

Chiede se sia il caso di preoccuparsi, e le chiederei quindi se si sente preoccupato. Credo sia importante anche legittimarsi nei propri vissuti, come primo passo per poterne poi capire i motivi ed elaborarli, quindi direi che il riuscire a porsi delle domande sia un primo passo importante per risolvere i conflitti.

Non avendo molti elementi a disposizione per capire bene la situazione, le rispondo comunque per linee generali, anche se credo infattibili nel vostro caso poterle applicare da soli al momento.
L’idea di base della coppia per ritrovare la serenità è da ricercare nella condivisione dei propri stati e vissuti, cercando quindi degli spazi di dialogo non conflittuale, nel quale poter esporre le proprie preoccupazioni e timori, e permettere alla sua compagna di portarle i propri.
Credo che questo tipo di domanda necessiti di approfondimenti con un esperto che possa parlare con entrambi e aiutare la coppia a ripartire.

Per maggiori informazioni è possibile leggere il seguente articolo: La coppia in crescita: dubbi e perplessità sul chiedere aiuto.

 

Dott.ssa Giulia Del Bene

Buongiorno, grazie di questo servizio. Sono felice e soddisfatta della mia vita, ho passato delle difficoltà, le ho sempre affrontate con coraggio e fiducia… Ma adesso mi trovo davanti ad una cosa che non so gestire. Non so perdonare me stessa. Mio padre é morto 2 mesi fa a causa del covid, dopo 50 giorni di sedazione e terapia intensiva. Io non ho potuto fare niente per lui come è accaduto a tante persone. Per 10 giorni è stato risvegliato dalla sedazione e sembrava che tutto procedesse per il meglio, lo aspettavamo a casa. Aveva la tracheotomia, non poteva parlare né poteva usare il cellulare per non interferire con le apparecchiature della terapia intensiva. Gli unici contatti di quei giorni per noi sono stati i medici di cui ci siamo fidati ciecamente, che ci dicevano che ce la stava mettendo tutta per guarire. Di colpo, la situazione é precipitata ed è morto. Io mi chiedo se in quei giorni in cui è stato sveglio ha avuto paura, se avrebbe voluto vederci, paradossalmente mi chiedo se avrebbe voluto tornare a casa e morire a casa, se ha chiesto aiuto. Ci hanno detto che un giorno voleva alzarsi dal letto. Il suo cellulare non ci è stato riconsegnato tra gli effetti personali. Io non so darmi pace di questo. Ho fatto pace con l’evento della sua morte, ma anche se so che lui sa che non lo abbiamo abbandonato non so perdonarmi il fatto di non aver fatto niente per lui. L’ho visto l’ultima volta una settimana prima del ricovero, aveva cucinato per me, era felice. Non l’ho più visto. Al funerale, dove eravamo presenti in pochissimi, ho dovuto spruzzare il suo profumo sulla bara, dopo 50 giorni di silenzio e lontananza ero addirittura contenta di riaverlo vicino ma non capivo ancora dove fosse. Grazie del vostro aiuto.2021-01-27T17:04:27+01:00

Buonasera,

Grazie per averci scritto.

Quello che sembra emergere dalle sue parole è il grande dolore e senso di smarrimento di fronte all’impotenza. Questa emergenza ci ha messi tutti a confronto con questa cosa, e non è facile da capire, da gestire. Scrive di coraggio e fiducia rispetto a situazioni passate, mi lascia quindi intravedere una persona con buone capacità e risorse per far fronte al dolore.

L’impotenza, la paura di non aver fatto abbastanza, avere la sensazione di non essere stati vicini a persone amate nel momento del bisogno ci mette di fronte al senso del limite. E’ ciò è difficile da comprendere perché l’affetto grande sembra volerlo travalicare. Ma purtroppo il limite in questo periodo è grande, forse troppo.

Si è forse trovata a contatto con una sfida grande e ignota, si può solo immaginare il senso di smarrimento. Questa cornice inoltre rischia di soffocare l’elaborazione del lutto già in sé molto dolorosa. Il non essergli stata vicino negli ultimi momenti può rendere più difficile il riuscire a situarlo, a creargli un posto per poterlo conservare. Come dalle sue parole è percepibile il dolore che non trova sede, e forse pace.

Da queste poche righe temo non troverà soluzioni, perché la ferita che riporta purtroppo è grande. Il dolore, quindi, è molto comprensibile e condivisibile. Il fatto di averci scritto è un buon movimento da parte sua, in quanto la condivisione può generare un conforto che dà sollievo e a volte può essere di aiuto avere uno spazio terapeutico dove poter affrontare e provare ad elaborare questo dolore.

Spero che queste parole possano farle sentire che la solitudine, se condivisa, forse pesa meno ed è possibile trovare anche solo un minuto di pace.

Restiamo a disposizione se avrà necessità di un’ulteriore elaborazione.

Dott.ssa Giulia del Bene

Dott.ssa Sabrina Masetti

Buongiorno, sono un ragazzo di 27 anni, è strano per me usare una piattaforma online di questo tipo, però voglio provare a esprimere qui i miei pensieri, poiché sto particolarmente male e non so a chi rivolgermi. Nell’ultimo periodo mi sento un po’ spento, apatico. Ero abituato a fare tante cose oltre il mio lavoro (sto svolgendo un Dottorato in Biologia), come viaggiare, suonare e conoscere gente nuova. Ero allegro, ecco. Mi piace molto uscire e vedere gente. I miei amici mi chiedono di vederci, ma io non so che fare, vivo nel costante limbo di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, non riesco a capire se sono io esagerato o se è soltanto il periodo. Credo sia il periodo, però i miei amici non mi sembrano così depressi, quindi in realtà non so che pensare.2020-12-30T16:00:44+01:00

Salve, grazie di averci scritto.

È fondamentale, soprattutto in questo periodo difficile, riuscire ad esprimere le proprie emozioni, perché ti potresti accorgere di non essere l’unico. I temi che hai esposto sono molti, proviamo a riordinarli e a trattarli uno per volta.

Quando una persona si sente “attaccata” o si trova in un momento particolarmente difficile della vita, per ritrovare un equilibrio, tende a mettere in atto diversi meccanismi di difesa funzionali o disfunzionali per non soccombere. Uno di questi è proprio l’apatia, il nostro corpo infatti per proteggersi da stress elevati e diminuire la sofferenza provocata dall’ansia, cerca di risparmiare energia, facendo però percepire alla persona una sensazione di “distacco emotivo” da tutto quello che accade.

Non è detto che ciò sia qualcosa di negativo (se non si prolunga per tanti mesi), ma può essere una reazione che ti permette adesso di sopravvivere nel migliore dei modi possibile. Se invece ciò piano piano inizia diventare limitante per altre funzioni che svolgi durante la vita di tutti giorni, o se dovessi iniziare a sentirti eccessivamente stanco e avere difficoltà nel portare a termine compiti di quotidianità, allora il mio consiglio è provare a parlarne con uno specialista. Solo un terapeuta infatti, dopo aver conosciuto la tua storia nel dettaglio potrà capire se sia necessario un intervento più mirato.

Il secondo tema che hai trattato sono gli amici. Le relazioni sono fondamentali e sebbene il Covid-19 si diffonda anche grazie ad esse, non possiamo privarcene, dobbiamo reinventarci. Gli altri ci aiutano a capire che non siamo soli e forse se tu provassi a parlare con i tuoi amici delle tue emozioni, magari scopriresti che anche molti di loro non si sentono al meglio in questo periodo.

Il consiglio è di continuare a vedere le persone in sicurezza, prendendo tutte le misure necessarie per non mettere a rischio né noi né gli altri (mascherine, distanziamenti, lavaggio delle mani, aria aperta…). Inoltre, è importante non giudicare gli altri se dovessero avere comportamenti per noi strani, ma cercare di capire con pazienza le motivazioni e le sofferenze degli amici. Il senso di comunità (che in questo caso vuol dire continuare avere relazioni nel rispetto di tutti) potrebbe essere una svolta nel tuo modo di vivere questa pandemia visto che prima ti piacevano molto le situazioni sociali. In caso vivessi da solo o con altre persone giovani, se gli spazi te lo permettono, considera la possibilità di condividere questo periodo invitando a stare da te un amico caro.

Dott. Stefano Cosi

Buongiorno, vi contatto perché mi è stato segnalato dalle maestre che mio figlio a scuola è molto agitato. Non riesce a stare fermo in classe, si distrae facilmente e così facendo diventa un elemento di disturbo per tutta la classe. Fa la terza elementare. Le maestre hanno anche fatto una relazione in cui spiegano per punti le difficoltà riscontrate. Mi hanno suggerito di portare il bambino a un controllo. A casa mi sembra più bravo, litiga con i fratelli, ma non riscontro lo stato di agitazione che invece viene riportato dalle maestre. Mi chiedevo quindi quanto fosse il caso di farlo vedere oppure no, perché non sia “troppo” per lui.2020-12-21T17:01:36+01:00

Buongiorno,

La ringrazio per averci scritto.
A quanto leggo dalla sua domanda, mi sembra che emergano due problematiche: quella sollevata dalle maestre, ed una sua preoccupazione di mettere una pressione non necessaria su suo figlio, preoccupazione più che legittima.
Non so se è già avvenuto, ma le consiglierei di parlare con le maestre sulle modalità, per fissare un incontro con lo psicologo scolastico.

Qualora non fosse presente nel comprensivo di riferimento, chiederei direttamente al pediatra di prescrivere una visita psicologica presso lo psicologo dell’ Azienda Sanitaria di riferimento.
Dalla descrizione presentata, le ipotesi che si potrebbero delineare sono molte.
Chiaramente, senza un colloquio approfondito è impossibile poterle fornire una risposta più clinicamente esaustiva.

Le consiglio comunque di effettuare il questionario autovalutativo (cliccando sull’immagine sottostante) che potrebbe esserle utile per un’ idea orientativa, ma non certo certificativa di un possibile disturbo.

Qualora avesse ulteriori dubbi, domande o necessità di chiarimenti siamo a disposizione.
Può scrivere nuovamente alla mail espertorispondemongolfiera@gmail.com oppure alla mail centroclinicolamongolfiera@gmail.com per fissare un appuntamento.

Dott.ssa Giulia del Bene

 

Buongiorno, vi ringrazio prima di tutto per questo spazio. Vorrei farvi una domanda: tendo a procrastinare le cose che mi mettono ansia, passando anche giorni rimandando, ma contemporaneamente con il pensiero sempre presente e preoccupato di dover fare quella cosa (ad esempio un’e-mail, una chiamata, una conversazione importante, una decisione da prendere).  Questa tendenza mi sembra peggiorata ultimamente…e mi sembra di rimuginare e rimandare molto di più. Come posso fare a gestire meglio la procrastinazione? Grazie, buona giornata!2020-12-01T16:51:02+01:00

Salve e grazie per averci scritto!

Come prima cosa, volevo rassicurarla sul fatto che il procrastinare è una tendenza che moltissime persone hanno quando si trovano davanti ad un ostacolo di qualche tipo.

Esistono, infatti, persone che strappano il cerotto per togliersi un pensiero dalla testa il prima possibile e coloro che invece rimandano fino all’ultimo minuto. Entrambe le modalità hanno in sé degli aspetti positivi e dei “punti deboli”. Vediamo insieme quella che la riguarda.

L’ansia funziona spesso da campanello d’allarme, mettendoci in guardia e aiutandoci a focalizzare l’attenzione sugli aspetti importanti di un problema che molte volte è reale (vedi il video “ma l’ansia che cos’è?”). In alcuni casi, quindi, procrastinare non è la cosa peggiore che possiamo fare, poiché ci aiuta a prendere tempo per riflettere davvero su quello di cui abbiamo voglia o bisogno in quel momento, permettendoci di considerare più punti di vista. Va a minare il benessere della persona, invece, quando da un lato porta a una “non scelta”, ovvero diventa così tardi che a quel punto utilizziamo delle cause esterne (es. la mancanza di un tempo ulteriore) come scusa per non aver mandato quella mail o fatto quella chiamata, il che ci genera però un senso di disagio e ci ripropone inalterato lo stesso problema la volta successiva. Dall’altro lato, il gioco non vale la candela quando per tutto il tempo in cui stiamo decidendo cosa fare, sperimentiamo angoscia, ansia o malessere. La sensazione, infatti, che il procrastinare possa esserci d’aiuto per allontanare ciò che temiamo è illusoria, difatti ciò che accade è proprio l’opposto, e l’ansia aumenta.

Come si fa, quindi, a trovare un compromesso?

Prima di tutto, è importante accogliere la nostra ansia, perché sicuramente avrà ragione di esistere, cercando poi un equilibrio tra la procrastinazione e la scelta impulsiva, dandosi ad esempio delle scadenze personali diverse da quelle “imposte” dagli altri, ed intermedie rispetto all’ultimo minuto. Esistono tecniche di tipo comportamentale che, declinate sulla problematica della persona, insegnano alcuni metodi pratici.

Un metodo potrebbe essere quello di concentrarsi prima sulle cose che riteniamo più difficili, oppure iniziare da quelle pratiche, come mandare una mail e fare una chiamata, oppure viceversa iniziare da quelle che ci spaventano meno. Le tecniche, appunto, sono molteplici a seconda del tipo di procrastinazione, perciò se questo problema continua a presentarsi e non le permette da tempo di fare delle scelte importanti per la sua vita, o se sperimenta spesso questa angoscia, le consigliamo di rivolgersi ad uno specialista che potrà fare una valutazione olistica della sua persona, permettendole di trovare la sua strada personale per risolvere questa sua questione.

Infine, il peggioramento di cui parla potrebbe derivare dal fatto che quello in cui ci troviamo è un periodo di forte stress e molti hanno avuto la percezione che i loro disturbi o delle semplici tendenze si fossero amplificate negli ultimi mesi.

Le auguro una buona giornata!

 

Dott.ssa Sabrina Masetti

 

Sono un’insegnante delle elementari, in particolare quest’anno insegno in seconda. Ho forti difficoltà a farmi ascoltare per quanto riguarda l’utilizzo delle norme igieniche e spesso finisco per urlare, arrivando esausta a fine giornata. Come faccio a farmi ascoltare senza però perdere la testa?2020-11-30T15:01:39+01:00

Salve, grazie per averci scritto questo suo problema, credo che accumuni diversi insegnanti in questo periodo.

Ovviamente la stanchezza del periodo non aiuta, e gli insegnanti sono tra le categorie maggiormente sottoposte a stress, quindi se ogni tanto la pazienza scappa non significa che non sia una brava insegnante, è semplicemente umana.

Partiamo da una strategia potente di cambiamento: i rinforzi.

Come sicuramente saprà già, i rinforzi positivi sono più efficaci e meno faticosi dei rimproveri e delle punizioni, anche se in un primo momento non ci sembra che sia così.

Per essere funzionali è importante che chi li utilizza sia sempre coerente con ciò che afferma e che sia consapevole di ciò che si può fare e non si può fare, di modo da gestire le situazioni in modo chiaro e trasparente.

Far rispettare le regole è fondamentale, e ancora di più in questo periodo pandemico.

Prima di tutto, se non l’ha già fatto, le consiglio di parlarne con i colleghi e le colleghe, di modo da capire se hanno lo stesso problema e se qualcuno sia riuscito a trovare delle tecniche particolari per convincere i bambini dell’importanza del rispetto di queste norme, in un modo meno faticoso del suo e senza creare allarmismi o senso di colpa.

In queste situazioni lo psicologo scolastico vi aiuterebbe molto.

Da voi è presente?

Difatti è tale figura che si occupa di creare un ponte fra il dirigente, il corpo docente, il personale ATA, i bambini e i genitori, creando un regolamento condiviso e soprattutto accettato da tutta la comunità scuola. Solo con queste premesse sarà infatti possibile un vero cambiamento.

Se tale figura non fosse presente, le suggerirei di iniziare a spiegare ai bambini l’importanza dei dispositivi attraverso semplici domande, con cui potrà condurli ad un lavoro di gruppo, così da fornire loro la consapevolezza adeguata al mantenimento delle regole.

Esempi di domande:

Bambini, secondo voi perché è importante la mascherina?

Cosa comporta mettersela? E non mettersela?

Bambini, secondo voi perché non possiamo toccarci?

Quali potrebbero essere secondo voi alternative per riuscire comunque a fare giochi divertenti?

Proviamoci insieme! Ecc.

I bambini devono essere consapevoli del perché queste norme sono importanti, devono capire che non si tratta di semplici regole di comportamento, ma di responsabilità condivisa che, se rispettata, può aiutare a far cessare prima questo periodo difficile per tutti.

Se invece avesse già provato con questi metodi, potrebbe aiutare parlare singolarmente ai bambini che non riescono a rispettare le regole, e poi ai loro genitori, per capire quali sono le motivazioni dei loro comportamenti e se è possibile scendere a dei compromessi in situazioni di disagio estremo.

Purtroppo, anche in questo tipo di soluzione, e al fine di prendere decisioni operative, sarebbe utile la presenza dello psicologo scolastico, in modo da deresponsabilizzare il corpo docenti da possibili attriti di genitori “resistenti al cambio di regole dettate dal Dpcm” ed al confronto con le realtà di regole che la scuola è costretta a far rispettare.

Qualora si presentassero queste difficoltà, e in assenza della figura “ponte”, si consiglia di segnalare questo disagio comunque al Dirigente.

 

Dott. Stefano Cosi

Mia figlia di 7 anni da qualche giorno presenta una forte avversione alla parola scuola, al momento che arriviamo davanti ai cancelli piange e si attacca al collo ed al volante pur di non entrare. Come posso aiutarla? È fisicamente sconvolta e sembra addirittura svenire, il pediatra dice che potrebbe essere ansia, cosa mi potrebbe suggerire?2020-11-30T16:16:28+01:00

Salve, grazie per averci scritto.

Ha descritto una situazione molto precisa che allo stesso tempo potrebbe avere più di una causa.

Prima di tutto sarebbe importante capire se si tratta di un episodio che si è presentato in questo periodo o se è già capitato in passato. Per esempio, ha notato se sua figlia ha mai avuto comportamenti simili sotto stress? O è la prima volta che ha questo tipo di reazioni?

Se queste reazioni le sembrano essere selettive per la scuola, esiste una fobia (una forma di ansia specifica), denominata “fobia scolare” che sperimentano molti bambini, soprattutto durante il periodo delle elementari.  Le consiglio di leggere il nostro articolo sull’argomento in modo da valutare se la bambina manifesti questi possibili sintomi. Per approfondire l’argomento è disponibile sul sito l’articolo sulla “Fobia scolare”.

Se si ritrova nella situazione descritta nell’articolo il mio consiglio è il seguente:

Se la bambina riesce a entrare a scuola e frequentare normalmente le lezioni è importante cercare di farle fare meno assenze possibile, in modo che non diventi evitante e che non si adagi nella sua fobia, mentre se ha difficoltà a entrare e a volte non riesce, potrebbe essere considerato l’intervento di un terapeuta che potrebbe analizzare nel dettaglio la situazione e capire come gestire le frequenze per piccoli step, comunicando anche agli insegnanti la presenza di un disagio importante su cui è bene intervenire al più presto, per non compromettere altre sfere importanti della salute e dello sviluppo della bambina.

Quello che stiamo vivendo è un periodo particolarmente stressante, soprattutto per il mondo della scuola. Le norme da seguire sono infatti particolarmente faticose, gli insegnanti spesso sono stressati e le relazioni sociali compromesse e sembra tutto molto confuso, soprattutto per i bambini che si trovano a crescere in una situazione fuori dal comune e con cui anche gli adulti faticano a convivere. Gli eventi stressanti sono una delle principali cause di questo tipo di fobie e in questo momento diventa difficilissimo avere una routine (che spesso aiuta). Condividere con la scuola (se è presente meglio ancora con lo psicologo scolastico) questo problema potrebbe essere importante per aiutare anche il clima della classe a migliorare, e ciò non può che essere una boccata d’aria in questo periodo difficile.

Se ha bisogno di un ulteriore approfondimento non esiti a scrivere a centroclinicolamongofliera@gmail.com per richiedere una consulenza privata.

 

Dott. Stefano Cosi